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La storia di Enzo Tortora è tra le pagine più assurde e dolorose della giustizia italiana: uno dei volti più noti della TV arrestato con l’accusa di essere un camorrista ad honorem. Un’accusa basata su dichiarazioni di pentiti soprannominati “o pazzo” e “o animale”, su elastici delle mutande rotti, centrini all’uncinetto scambiati per cocaina e mitomani in cerca di notorietà. Una rete di menzogne in cui Tortora rimane impigliato per anni di processi, errori e omissioni, fino alla condanna e poi a una lenta, faticosa risalita verso l’assoluzione piena. Ma questa non è solo una vicenda giudiziaria. È anche la storia di un giornalista e di un uomo di spettacolo, delle persone che lo amano, della compagna Francesca che vive con lui ai domiciliari, degli avvocati che lo difendono, di giudici che ribaltano un’intera inchiesta. È la storia di un partito, quello Radicale, che candida Tortora alle elezioni europee, e della sua voce, gentile e ostinata, che torna in televisione per pronunciare una frase difficile da dimenticare: “Dunque, dove eravamo rimasti?”. A raccontare questa vicenda è Luca Bizzarri, che Tortora - genovese come lui - l’ha vissuto da bambino, da spettatore prima di Portobello, e poi di quel circo mediatico che ha fagocitato il caso. La sua voce accompagna i documenti, le sentenze e le testimonianze di giudici e avvocati, la contestualizzazione storica del giornalista Gigi di Fiore e i racconti della compagna Francesca Scopelliti e del magistrato Tullio Morello.

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